Salsa e merende
Sua figlia parla a voce troppo bassa. E sembra spaventata. Tutto bene in casa? Chiede la maestra a sua madre.
Cosa c’entra la mia casa? Ha risposto seccata sua madre, voltandosi a guardarla.
Julia è timida e la rispetta molto, sa? Forse è per via della soggezione che prova nei suoi confronti. Adesso sorride, ma non sembra contenta.
La maestra controlla il registro e dice: scrive dei bei temi, senza errori. Da quanto è che non vede il padre?
Da quattro anni.
Perché non la manda a Cuba quest’estate?
La madre fa un lungo sospiro. I soldi per il viaggio non li ho. E poi il padre non sarebbe in grado di mantenerla: riesce a sopravvivere a malapena.
Almeno la iscriva al corso di danza, le faccia fare una lezione di prova, dice la maestra sfogliando l’agenda. Ecco, - le porge un cartoncino: questo è l’indirizzo di una scuola che sta nel quartiere.
La madre lo prende , lo tiene tra l’indice e il pollice senza guardarlo, poi lo infila nella tasca del cappotto.
Mia figlia non sente il ritmo della musica. Continua a ripetere che vuole fare la ballerina perché è il lavoro del mio ex marito. Avessi i soldi per il viaggio, la spedirei subito all’Avana. Sono sicura che dopo qualche giorno, le passerebbe l’ infatuazione per la danza e smetterebbe di considerare suo padre un eroe. Sarebbe più riconoscente verso chi la mantiene e meno lamentosa.
Con suo marito va d’accordo? Chiede la maestra.
Julia vuole essere coraggiosa come lei quando sarà grande: fare domande senza aver paura delle risposte.
Sua madre diventa rossa.
Non le sembra di essere troppo invadente?
No, affatto. Risponde la maestra senza scomporsi. Sua figlia è triste. Vorrei cercare di capire cosa la turba. Alla mensa della scuola non mangia quasi nulla. E’ molto magra.
Ero così anche io alla sua età. E l’appetito non le manca: rifiuta il cibo perché teme che se ingrassa non puo’ fare la ballerina. Voglio che guarisca da questa ossessione. Per questo non l’iscrivo al corso. E poi non potrei neanche accompagnarla: ho altri due figli piccoli, lo sa?
La maestra chiude il registro, stringe la mano di sua madre.
Al posto suo non le impedirei di ballare: è un modo per restare vicino a suo padre.
La madre fa sì con la testa, ringrazia.
Scendono le scale in silenzio: Julia davanti e sua madre dietro.
Il portone della scuola è accostato, non ci sono bidelle in giro. Julia prova ad aprirlo, puntando i piedi.
Aspetta, dice sua madre.
Poi le tira con forza la treccia. La bambina cade in ginocchio.
Ricordati di tenere la bocca chiusa quando sei a scuola.
Apre il portone senza sforzo.
Fuori è buio.
Julia si rialza e le corre dietro.
Categorie: Storie per la rete
[ 7 commento(i) ]
il 03-12-2003 alle 12:31
il 03-12-2003 alle 23:58
Non basta essere mamma per essere mamma, dunque.
il 04-12-2003 alle 12:04
lo stampo.
poi torno.
è un po’ stupido da dire,
ma ti voglio bene.
il 04-12-2003 alle 13:21
il 04-12-2003 alle 16:36
un messaggio come questo per me è come un pugno allo stomaco, per tanti motivi.
il 07-12-2003 alle 15:03
Scrivi bene, senza sperimentalismi, in modo lineare e si sente che hai qualcosa da dire. Tutto il contrario dei miei racconti linguisticamente onanistici. Presto ne posterò uno nel mio blog; vediamo quanti insulti :o)
Ciao
Simone
il 10-12-2003 alle 18:00
oh ti prego dimmi che non è vero… (ma anche se non fosse vero, ce ne sarebbero altre così, no?)
Jeanette