Ieri camminavo in una strada del centro dell’Aja ed ero allegra.
L’Aja è una città anonima: non ha i ponti moderni di Rotterdam e i bei canali di Amsterdam. Però ieri era bella. Nei mesi di settembre e ottobre non ci sono state giornate ventose e le foglie giallo-arancio-rosso erano ancora attaccate ai rami degli alberi e le strade avevano un aspetto diverso. Ero vicina ad un chiosco di fiori quando ho notato un uomo fermo sul bordo del marciapiede con un bastone bianco che ha sbattuto tre o quattro volte davanti a lui. Quando ho capito che aveva intenzione di attraversare la strada, sono rimasta allibita: un non vedente va sempre al semaforo oppure chiede aiuto. Ma il suo bastone doveva essere magico perché il camion e le macchine si sono fermate di colpo. Lui ha attraversato e ha proseguito con il suo ticchettio sul marciapiede opposto.
Ho ripensato ai giri che facevo con Emilio, qualche anno fa. Abitavamo vicino e quindi chiamavano sempre me quando doveva essere accompagnato in qualche posto. L’ultima volta che siamo usciti insieme, avevo una pancia di otto mesi e lui voleva comprarsi un maglione in un negozio di Piazza di Spagna. Di solito andavamo nel discount o alla Upim del quartiere. Non ho tempo per cucinare – diceva – e comprava solo scatolette e passata di pomodoro e bottiglie di birra senza etichetta. Emilio aveva 25 anni e studiava economia. Viveva da solo in un appartamento minuscolo che gli aveva offerto il Comune. Detestava gli obiettori perché – diceva - gli raccontavano i fatti loro annoiandolo a morte. Comunque quel giorno dovevamo prendere la metro e io non gli avevo detto che aspettavo un bambino. La prima che è arrivata era affollata e allora ho detto: senti Emilio, prendiamo quella dopo: ho la pancia. Lui ha diretto una mano verso di me e io gli ho fatto sentire quanto sporgeva. Riaccompagnami a casa, - ha detto- non puoi viaggiare in metro.
Si, che posso – ho risposto io.
Siamo saliti su quella successiva. Lui si è arrabbiato tantissimo perché nessuno mi ha ceduto il posto e ha cominciato a parlare ad alta voce di quanto fosse bastarda la gente. Io cercavo di farlo stare zitto e alla fine ha smesso, ma si vedeva che era contento. Quel pomeriggio mi ha raccontato di quando aveva perso la vista otto anni prima.
I colori li ricordo tutti, - ha detto -anche le sfumature.
Cominciamo la nostra passeggiata: via Condotti, via Frattina. Voleva comprare un maglione di V.
Siccome si vestiva con roba da poco prezzo e fuori moda, questo desiderio mi aveva lasciato perplessa. Nelle strade la gente ci guardava. Lui aveva rimpicciolito il bastone, camminavamo sotto braccio e molti si giravano. Credo fosse per la combinazione Donna incinta + Non Vedente; magari qualcuno, dopo averci squadrato ben bene, sarà anche andato di corsa in un botteghino del lotto. Io un po’ mi vergognavo, un po’ cominciavo ad innervosirmi. Avevo una gran voglia di dire: Ma che ti guardi? Però stavo zitta perché poi Emilio si sarebbe sentito in dovere di intervenire e sarebbe uscita fuori una lite pazzesca.
Comunque entriamo in un negozio enorme, pieno di commessi magri e vestiti di nero. Si scambiano un’occhiata d’intesa tra loro e per qualche minuto nessuno si muove. Poi uno si dirige verso di noi con aria seccata. Emilio chiede un maglione azzurro. Abbiamo questi, - risponde il commesso, con un gesto della mano. Prendili, per favore – dico io . Lui alza agli occhi al cielo e ne poggia alcuni sul bancone. Emilio comincia a toccarli. Chiede al commesso le sfumature dei colori. Quello si sistema il ciuffo di capelli che gli copre gli occhi e risponde: quelle che vede. Uno è blu scuro, Emilio, quasi nero. Uno è giallo come i petali del girasole. Un altro è verde prato.
E camicie bianche ne avete? No, - dice il commesso. E alza ancora gli occhi, scocciato.
Qualcosa di spiacevole sta per succedere, lo so. Mi pare già di sentire Emilio che urla. Gli stringo leggermente il braccio e sussurro: andiamo a cercare da qualche altra parte. Ma lui non si muove. Continua a toccare con i polpastrelli la lana dei pullover. E cos’è questo strano odore che si sente? Chiede arricciando il naso. Da dove viene? Ma sono maglioni usati questi?
Il commesso ci fissa impassibile. Emilio dopo averli toccati per bene, comincia ad annusarli. Poi continua: no, non arriva da qui. Alza la testa di scatto in direzione del commesso che è più alto di lui di almeno dieci centimetri: sei tu che puzzi, il mio fiuto non mi tradisce mai!. Si toglie gli occhiali scuri e guarda il ragazzo con le sue pupille che vanno dove capita.
“Noi ciechi abbiamo il naso fine e poi anche un senso speciale: quello di percepire gli stronzi sin dal principio”. Al commesso si scompone il ciuffo e anche il linguaggio, Dice: Oh, te ne devi da andà!
Ne arrivano altri tre tutti neri e agitati. Signori: questo è un negozio dove non si discute. Siete pregare di uscire…
E’ sorprendente: sembrano dei replicanti, hanno parlato tutti e tre nello stesso istante. Ce ne andiamo. Emilio adesso sorride. Sai, mi dice – sono stato sempre un tipo litigioso. Un giorno o l’altro mi metterò nei guai, lo so, ma non mi importa. E poi mi piace entrare in questi posti di lusso: sono solo i soldi qui a fare la differenza.
Categorie: Con quella faccia un po così
[ 12 commento(i) ]
il 05-11-2003 alle 17:57
strepitoso.
davvero.
invidio te e lui, in questo momento.
che camminavate su un altro piano. paralleli.
Mullah
il 05-11-2003 alle 21:05
grazie. davvero.
il 05-11-2003 alle 23:42
Sospiro!
il 06-11-2003 alle 9:37
mi piace troppo questo post. mi sono permesso di farti una minuscola pubblicità, sul mio blog.
ciao,Omar
il 06-11-2003 alle 12:07
Alice, questa volta hai superato te stessa, complimenti!!
il 06-11-2003 alle 18:43
il rispetto: “questo sconosciuto”. come al solito per il solo fatto di lavorare in un negozio figo si sentono in dovere di strapazzare quelli che non corrispondono alla loro idea di chic. che palle!
il 06-11-2003 alle 21:15
ma sì, una lezioncina ogni tanto non fa male a nessuno
il 06-11-2003 alle 21:24
Meglio quello che succede in Olanda. Le persone trattano bene chi ha problemi (come chi non ne ha)… e chi ha problemi non dà dello stronzo ai commessi! Ci andrà fra poco mio figlio in Olanda. Se impara buone cose, oltre a vedere belle cose, sarà comunque un’esperienza positiva in più.
il 06-11-2003 alle 21:54
grandioso!!!!
Doppia
il 07-11-2003 alle 9:23
bel racconto e bella persona Emilio. ciao
il 08-11-2003 alle 23:56
tutto vero quello scritto finora..ma che tristezza..i peggiori ciechi siamo noi che ci vediamo benissimo
il 13-11-2003 alle 4:42
lo hai scritto molto bene.
ciao