L’oggetto del desiderio
Ha quasi 37 anni ma ne dimostra almeno 5 di meno. Le sue giornate si dividono tra le partite di pallavolo, le uscite in surf e l’acquisto di congegni sofisticati. Questa è l’attività che gli consuma il tempo senza che neanche se ne accorga. Per trovare gli oggetti giusti deve consultare decine di riviste, selezionare le informazioni dalla rete, girare per i negozi di Tokyo, New York, Milano. Ama gli apparecchi elettronici più di ogni cosa al mondo. Prova un piacere pazzesco ogni volta che sta per acquistarne uno. Altre ore della sua vita sono occupate dalle attenzioni che destina a mantenere la pelle, che ricopre la sua persona, liscia ed elastica: creme, lozioni e profumi sono allineati secondo criteri precisi nelle mensole del bagno. La moglie ha accettato di usare quello di servizio: ha meno esigenze di lui. Più volte, vedendola di malumore, le ha consigliato di distrarsi in profumeria o di rilassarsi con un massaggio. Ma lei rifiuta con un’alzata di spalle: i profumi le danno la nausea, mani sconosciute che tocchino il suo corpo le procurano disagio. La mensola del bagno di Laura sembra quella di un monaco benedettino: uno spazzolino, un dentifricio, una sapone.
Muscoli, pelle e cervello: di questo è fatto un individuo. Solo con il passare degli anni si ha questa percezione e si riesce a prendersene cura nel modo adeguato.
Ogni tanto litiga con sua moglie; in effetti non l’ama più da un pezzo, ma continua a volerle bene. Comunque le loro discussioni non sono violente, grazie a lui che è abile a sfumarle, cambiando stanza e scomparendo nell’uso dell’ultimo congegno acquistato. Poi ci sono le missioni che lo portano lontano da casa e la loro relazione seguita quietamente. Laura è talmente pigra che non ha neanche voglia di cercarsi un altro uomo. Nemmeno lui ha voglia di cambiare donna. Ne ha avute molte prima di incontrarla e dopo il primo mese diventano tutte uguali: delle seccatrici.
Da qualche giorno è in ansia: tre anni fa ha ordinato un orologio. La settimana scorsa è arrivata una telefonata che lo informava che era pronto.
Quell’orologio non serve a misurare il tempo, deve essere messo al polso ed essere contemplato. E poi rappresenta un investimento.
Pensa questo, mentre parcheggia nel garage. Solleva la testa rasata che brilla sotto la luce del lampione; le tende indiane sventolano fuori dalle finestre e ciò lo irrita: non ci sarà la temperatura che aveva predisposto, sarà costretto ad alzare il condizionatore e l’aria diverrà secca. Detesta questa mancanza di rispetto di sua moglie. Ma non ha voglia di arrabbiarsi, non questa notte, non quando pochissime ore lo separano da stringere il mitico WatchPix , dal percepirne l’odore degli ingranaggi appena assemblati, dallo sfogliare il libretto di istruzioni, dall’ usare le sue possibili funzioni.
Laura è seduta sul divano, davanti al televisore appeso alla parete, che però è spento. Quell’immobilità e quell’assenza sul suo viso lo sorprende e lo trattiene dal rimproverarla per aver aperto le finestre.
Ciao,- dice, indicando la tv, - sembra un quadro, vero? E’ capitato anche a me prima di accenderla, di stare lì a fissarne la forma.
Ma sua moglie non risponde, non si gira neanche verso di lui.
“Sei stanca?, vuoi che ci facciamo portare qualcosa per cena?” domanda con voce più gentile.
Adesso lo guarda, con un’occhiata che lo supera.
“Hanno portato l’orologio, un’ora fa”. E poi “Io ti lascio, Andrea”.
Il WatchPix, dove? Dov’è?. Ma non c’è bisogno che glielo indichi, ha già visto la scatola argentata sul tavolo.
Resiste all’impulso di prenderla. Si avvicina solo un po’, in modo da vedere la scritta incisa sul coperchio. Prima di aprirla deve affrontare la seconda frase.
“Cosa significa che mi lasci?, hai conosciuto un uomo?”
“No, mi annoio con te, solo questo”.
“Succede, a volte, in una lunga relazione”. Sfiora la superficie della scatola, ne accarezza i contorni. Poi la apre, con cautela. Quel momento di concentrazione viene disturbato da sua moglie che si mette al suo fianco con una valigia in mano. La guarda: ha la pelle grigia e i pori della pelle dilatati.
“Potevi inviarmi una mail o un messaggio per dirmi che eri triste. Mi sarei inventato qualcosa”.
Scioglie il filo che fissa l’orologio all’involucro di velluto.
Poi lo appoggia delicatamente al polso e fa scattare la chiusura.
Dovrebbe trattenerla per un braccio, ne è consapevole. Parlarle, piagnucolare, pregarla. Ma non adesso. Non in questo momento con il WatchPix al polso. Prima deve abituarsi alla pressione del metallo, alla sua temperatura, allo scorrere della lancetta. Domani, la cercherà domani. Questa notte vuole restare solo con lui.
Categorie: Storie per la rete
[ 4 commento(i) ]
il 18-06-2003 alle 17:45
e’ stupendo! clap clap. Un bel ritratto del narcisismo autistico maschile Mi viene in mente qualcuno così… tipo il mio ex-ex fidanzato. Dopo, cioè il giorno dopo, la pelle ritorna ad essere rosea ed elastica. E’ il classico effetto antirughe del tornare all’amore per sé.
il 18-06-2003 alle 21:51
e pensare che anche gigi marzullo ha pubblicato un libro. senza contare la tanta spazzatura che si trova in libreria. complimenti davvero, alice
il 19-06-2003 alle 22:25
Si potrebbe asserire che con il WatchPix al polso non c’è tempo da perdere… Peccato che una donna ti stia mollando… D’altronde l’amore lo hai appena indossato… Ma perché si diventa davvero così? Un tuo scritto, felicissimo…
il 20-06-2003 alle 11:57
Se fosse stato Bateman di American Psycho l’avrebbe magari anche presa il collo la poveretta
Complimenti!
Saluti e Bax