Ultima puntata di: Storia di Giando V.:…
29-05-2003
Ultima puntata di: Storia di Giando V.: di come si salvò dal diventatare medico per divenire un fruttivendolo felice
Se Giando V. si fosse trovato alle otto all’ingresso della scuola, avrebbe incontrato l’insegnante e forse avrebbe ancora potuto convincerla a cambiare idea. Invece quando Adele Valle scese dal taxi, il ragazzo giaceva sempre nel letto a due piazze, con una borsa di ghiaccio sulla fronte, mentre sua madre tentava di mantenere la temperatura sotto i 39 gradi centigradi, passandogli una spugna intrisa di acqua e spirito su tutto il corpo. Finalmente il delirio era cessato. Durante la notte aveva ripetuto frasi incomplete di cui la signora Maria non riusciva a capire il significato: sedie rotte che scoppiano, bombe, parco, valle, evasione. Alle 6 aveva chiamato il medico che gli aveva fatto un’iniezione e diagnosticato una febbre nervosa dovuta alla preoccupazione per gli esami. Ma la signora Maria non era tranquilla. Alle 9 telefonò ad un pranoterapeuta, che arrivò pochi minuti dopo, per trasmettere la sua energia benefica mediante tocchi leggeri sul corpo inerte del ragazzo. Alle dieci la febbre scese a 37 e Giando V. si svegliò dal suo torpore.
Che succede? Perché sono nel tuo letto? – chiese alla madre.
-Non ricordi nulla? Hai avuto una febbre altissima!-
-A scuola! Devo andare a scuola!- urlò, correndo verso il bagno.
-Scherzi? Tu non esci assolutamente!.-
Seguì una discussione molto animata, poi mentre il ragazzo si vestiva determinato ad uscire, sua madre serrò il catenaccio della porta di casa e si nascose la chiave nel reggiseno. Giando V. pianse e urlò per un’ora. Minacciò di saltare dal balcone. Alle undici il termometro segnava di nuovo 40. La signora Pina, disperata, chiamò un mago a cui portava la frutta a domicilio, per scacciare il malocchio di cui suo figlio era vittima. Il mago, oltre ad impestare l’appartamento e il palazzo con incensi e zolfo, lo costrinse a bere una mistura preparata da lui stesso che mandò via la febbre e lo fece dormire per due giorni.
Adele Valle attese fino alle 9,30 prima di andare a parlare con il preside. Voleva godere dell’espressione che avrebbe avuto il Venturini, quando lo avrebbe informato di ciò che stava per fare. Ma dello studente non c’era traccia. Quando suonò la campanella che segnava l’inizio della seconda ora di lezione, l’insegnante entrò nella stanza dei professori, prese il foglio dall’armadietto e bussò alla porta del preside.
Torinto Melilli, preside del Michelangelo, era benvoluto dai suoi studenti perché, contrariamente a tanti altri che ricoprivano la sua carica, era un mediatore, un uomo che lavorava nell’ombra per trovare compromessi tra studenti e professori.
Quando l’insegnante di matematica lo informò del grave fatto accaduto il giorno prima, cercò innanzitutto di calmarla, poi dato che lei non voleva sentir ragioni e insisteva per un’immediata sospensione del ragazzo , convocò gli altri professori della sezione D. Tutti erano d’accordo sul fatto che si dovesse prendere un provvedimento disciplinare, e dopo alcune proposte, mentre Adele Valle ascoltava senza interrompere, stabilirono di promuoverlo con il minimo dei voti. L’insegnante di chimica, addirittura, si dichiarò contraria anche a questa decisione, sostenendo che aveva visto la formula con cui Venturini preparava la miscela delle bombe e che non era pericolosa. Tutti erano contrari alla sospensione che ne avrebbe impedito l’ammissione agli esami. Quando poi Adele Valle uscì dal suo silenzio e dichiarò che lo avrebbe denunciato, Torinto Melilli affermò che, in quanto capo di una scuola pubblica, la diffidava di una tale azione. Erano sempre più numerose le famiglie che sceglievano le scuole private, a causa delle occupazioni e degli scioperi, e una denuncia tanto infamante su uno studente del Michelangelo, avrebbe fatto diminuire ulteriormente le nuove iscrizioni. Tutto gli insegnanti appoggiarono l’intervento del preside. A quel punto Adele Valle si slacciò la camicetta e mostrò i graffi, causati dal guanto di crine, che aveva sulle spalle e sul petto.
-Nel sottoscala ha tentato anche di violentarmi-.disse con voce gelida.
Riuscirono a convincerla a non denunciarlo ma, subito dopo su un foglio, ancora privo di giudizi, fu scritto in rosso accanto al nominativo di Giandomenico Venturini: NON AMMESSO .
Il suo destino era ormai compiuto.
Epilogo
Quando il venerdì successivo, Giando V., ormai guarito, andò con i suoi amici a vedere le ammissioni, fece un gran chiasso: dovettero bloccarlo in tre per impedirgli di correre dietro al Pilotto e al Trucido per sterminarli. Poi si calmò e si arrabbiò con sua madre. Infine, quando era del tutto tranquillo, se la prese con sé stesso.
La signora Pina, il cui cuore già fragile era stato molto sollecitato durante la settimana di malattia del figlio, ebbe un infarto da cui si riprese, ma il medico le proibì di tornare al banco di frutta e verdura.
Dal letto di ospedale dove era ricoverata, pregò il figlio di rintracciare il padre che risiedeva in Belgio. Ma Giando V., con orgoglio, rispose che sarebbe stato lui a mantenerla.
Così mentre i suoi compagni guardavano il vuoto, riflettendo su una frase di Benedetto Croce, lui tornava dai Mercati Generali, dopo aver scelto la merce che avrebbe venduto al chiosco.
Durante l’anno successivo, mentre pesava mele e patate, si preparò come privatista agli esami di stato e li superò brillantemente. Alla domanda del presidente della commissione che gli chiese quale fossero i progetti per il futuro, rispose: Non dipendere da nulla e nessuno.
E Adele Valle?
All’inizio del nuovo scolastico, chiese ed ottenne il trasferimento ad un liceo nella provincia dell’ Aquila, che raggiungeva tutti i giorni con la corriera. Acquistò una villetta alle pendici di una montagna: da lì si inerpicava un sentiero su cui transitavano capre, cani e pastori.
Ma le vicende accadute alla professoressa sull’ Appennino fanno parte di un’altra storia.
Che succede? Perché sono nel tuo letto? – chiese alla madre.
-Non ricordi nulla? Hai avuto una febbre altissima!-
-A scuola! Devo andare a scuola!- urlò, correndo verso il bagno.
-Scherzi? Tu non esci assolutamente!.-
Seguì una discussione molto animata, poi mentre il ragazzo si vestiva determinato ad uscire, sua madre serrò il catenaccio della porta di casa e si nascose la chiave nel reggiseno. Giando V. pianse e urlò per un’ora. Minacciò di saltare dal balcone. Alle undici il termometro segnava di nuovo 40. La signora Pina, disperata, chiamò un mago a cui portava la frutta a domicilio, per scacciare il malocchio di cui suo figlio era vittima. Il mago, oltre ad impestare l’appartamento e il palazzo con incensi e zolfo, lo costrinse a bere una mistura preparata da lui stesso che mandò via la febbre e lo fece dormire per due giorni.
Adele Valle attese fino alle 9,30 prima di andare a parlare con il preside. Voleva godere dell’espressione che avrebbe avuto il Venturini, quando lo avrebbe informato di ciò che stava per fare. Ma dello studente non c’era traccia. Quando suonò la campanella che segnava l’inizio della seconda ora di lezione, l’insegnante entrò nella stanza dei professori, prese il foglio dall’armadietto e bussò alla porta del preside.
Torinto Melilli, preside del Michelangelo, era benvoluto dai suoi studenti perché, contrariamente a tanti altri che ricoprivano la sua carica, era un mediatore, un uomo che lavorava nell’ombra per trovare compromessi tra studenti e professori.
Quando l’insegnante di matematica lo informò del grave fatto accaduto il giorno prima, cercò innanzitutto di calmarla, poi dato che lei non voleva sentir ragioni e insisteva per un’immediata sospensione del ragazzo , convocò gli altri professori della sezione D. Tutti erano d’accordo sul fatto che si dovesse prendere un provvedimento disciplinare, e dopo alcune proposte, mentre Adele Valle ascoltava senza interrompere, stabilirono di promuoverlo con il minimo dei voti. L’insegnante di chimica, addirittura, si dichiarò contraria anche a questa decisione, sostenendo che aveva visto la formula con cui Venturini preparava la miscela delle bombe e che non era pericolosa. Tutti erano contrari alla sospensione che ne avrebbe impedito l’ammissione agli esami. Quando poi Adele Valle uscì dal suo silenzio e dichiarò che lo avrebbe denunciato, Torinto Melilli affermò che, in quanto capo di una scuola pubblica, la diffidava di una tale azione. Erano sempre più numerose le famiglie che sceglievano le scuole private, a causa delle occupazioni e degli scioperi, e una denuncia tanto infamante su uno studente del Michelangelo, avrebbe fatto diminuire ulteriormente le nuove iscrizioni. Tutto gli insegnanti appoggiarono l’intervento del preside. A quel punto Adele Valle si slacciò la camicetta e mostrò i graffi, causati dal guanto di crine, che aveva sulle spalle e sul petto.
-Nel sottoscala ha tentato anche di violentarmi-.disse con voce gelida.
Riuscirono a convincerla a non denunciarlo ma, subito dopo su un foglio, ancora privo di giudizi, fu scritto in rosso accanto al nominativo di Giandomenico Venturini: NON AMMESSO .
Il suo destino era ormai compiuto.
Epilogo
Quando il venerdì successivo, Giando V., ormai guarito, andò con i suoi amici a vedere le ammissioni, fece un gran chiasso: dovettero bloccarlo in tre per impedirgli di correre dietro al Pilotto e al Trucido per sterminarli. Poi si calmò e si arrabbiò con sua madre. Infine, quando era del tutto tranquillo, se la prese con sé stesso.
La signora Pina, il cui cuore già fragile era stato molto sollecitato durante la settimana di malattia del figlio, ebbe un infarto da cui si riprese, ma il medico le proibì di tornare al banco di frutta e verdura.
Dal letto di ospedale dove era ricoverata, pregò il figlio di rintracciare il padre che risiedeva in Belgio. Ma Giando V., con orgoglio, rispose che sarebbe stato lui a mantenerla.
Così mentre i suoi compagni guardavano il vuoto, riflettendo su una frase di Benedetto Croce, lui tornava dai Mercati Generali, dopo aver scelto la merce che avrebbe venduto al chiosco.
Durante l’anno successivo, mentre pesava mele e patate, si preparò come privatista agli esami di stato e li superò brillantemente. Alla domanda del presidente della commissione che gli chiese quale fossero i progetti per il futuro, rispose: Non dipendere da nulla e nessuno.
All’inizio del nuovo scolastico, chiese ed ottenne il trasferimento ad un liceo nella provincia dell’ Aquila, che raggiungeva tutti i giorni con la corriera. Acquistò una villetta alle pendici di una montagna: da lì si inerpicava un sentiero su cui transitavano capre, cani e pastori.
Ma le vicende accadute alla professoressa sull’ Appennino fanno parte di un’altra storia.
Categorie: Storie per la rete
[ 2 commento(i) ]
il 29-05-2003 alle 22:55
E’ stato appassionante e per un momento anche altamente pericoloso seguire le vicende di Giando V.
Credo che tutto sommato una vita da fruttarolo con quello che costano le zucchine non sia da buttare.
Ed alzarsi ogni notte alla buon ora toglie dalla testa tante complicazioni chimiche…
E poi al terrorismo preferiamo decisamente un lungo week-end di verdura…
il 29-05-2003 alle 23:03
:-)) molto carino quello che hai scritto