Me ne infischio del counter io…;-)     04-03-2003  

La lettera

Aveva il cuore in gola: non aveva mai ricevuto una lettera simile; ma non c’erano dubbi, era indirizzata proprio a lei: Elena Ferrari via del Falco 8.

Il mese precedente aveva pagato per pubblicare una storia, ma quando era uscita dall’ufficio postale si era pentita. La mattina che aveva letto il racconto sulla rivista si era vergognata . Al posto del titolo le sembrava di leggere: e’ ricca, può fare quello che voi poveri scrittori non potete.

Aveva cominciato a scrivere quando era al liceo.

Era bella a 16 anni: occhi azzurri e capelli rosso scuro. I compagni di scuola subivano il suo fascino e i professori erano incantati dal suo contegno ricercato. Aveva sempre avuto il dubbio che le sue storie piacessero perché fosse lei a scriverle.

Per un lungo periodo aveva accarezzato l’idea di fare la scrittrice e per anni aveva inviato manoscritti alle case editrici, ma non aveva mai ottenuto una risposta. .

Così aveva deciso di comprare una pagina.

Ma quando aveva letto il racconto stampato sulla carta patinata, le era apparso sciatto e contorto. Un’alternarsi di stili pomposi e secchi. Non era una buona inventrice di parole.

La lettera arrivo’ qualche giorno dopo la pubblicazione .

Era una busta bianca, scritta con una penna d’ inchiostro azzurro e dal tratto sottile.

L’apri’ con il tagliacarte, lentamente.

“Cara Elena il tuo racconto mi è piaciuto perché sembra vero.

Non voglio conoscere la storia della tua vita, ma sarei felice che trovassi il modo di parlarmi indirettamente di te con un altro racconto. Anche io amo la scrittura. Spesso comincio a scrivere all’alba e continuo fino a che scende la notte”

Elena ripiego’ il foglio e rimase, a lungo, con gli occhi chiusi.

Quelle poche righe l’ avevano legittimata a inventrice di parole.

Chi poteva essere?

Un uomo in prigione?

Uno studente?

Uno scrittore?

La calligrafia era lineare e comprensibile. Annuso’ la busta, cercando un odore che evocasse l’immagine di chi aveva scritto. Chiuse gli occhi concentrandosi: le parve di scorgere un uomo con capelli grigi e un colletto bianco. Respirò più profondamente e finalmente colse un odore più’ deciso che assomigliava a quello della carta appena stampata.

Osservo’ il francobollo. Era di una serie che non aveva mai visto. Servendosi del vapore separo’ il francobollo dalla lettera, cercando un messaggio nascosto.

Torno’ nel soggiorno, sedette alla scrivania e digito’ alla tastiera:

Caro sconosciuto, la tua proposta mi intriga, ti racconterò una favola…

Scrisse trenta pagine: racconto’ la storia di un delfino blu che nuotava nell’ oceano con la speranza di trovare un pesce che avesse il suo stesso colore. Per una settimana intera lesse e riscrisse. Poi confeziono’ il pacchetto e attese.

Dopo qualche giorno arrivo’ un’ altra lettera. Proveniva da una casa editrice.

L’apri’ con il cuore in gola.

Il racconto apparso sulla rivista aveva impressionato gli editor ed era stata convocata una riunione per discutere su quello che avrebbe potuto essere un nuovo caso letterario. Avevano rintracciato negli archivi anche un romanzo che aveva inviato mesi prima e lo avevano letto attentamente. Il suo stile era innovativo e, soprattutto, semplice.

C’era solo un’ombra nel romanzo che non li convinceva: una eccessiva universalità della storia; questo difetto era presente anche nel racconto. Si erano chiesti se questo vizio era proprio del suo modo di scrivere o se piuttosto fosse stata condizionata dal numero indefinito di persone che l’avrebbero letta. Così era nata l’idea di farle scrivere da qualcuno che richiedesse una corrispondenza personale. Un impiegato aveva redatto in bella calligrafia una lettera . Il trucco aveva funzionato; la favola scritta aveva dimostrato quanto avevano supposto.

L’aspettavano negli uffici, per rivedere il romanzo e firmare un contratto.

Richiuse la lettera incerta se fosse uno scherzo del lettore anonimo, forse per cambiare le regole del gioco.

La lettera era firmata come la prima , sopra un timbro questa volta. C’era anche un post scriptum che giustificava il metodo utilizzato per farla scrivere meglio. Le scuse non erano personali.

La lettera con l’inchiostro blu era finta.

Chiuse gli occhi per poco: non voleva un milione di lettori.

Uno dei primi racconti finiti e pubblicati (Inchiostro)

Categorie: Storie per la rete

[ 2 commento(i) ]

2 Responses to “Me ne infischio del counter io…;-)”

  1. Mila dice:

    l’ultima lettera che ho scritto… è stata un flop!!! ne pago ancora le conseguenze…

  2. utente anonimo dice:

    e vai! siamo in 4. grazie. ti prego di comunicare, linkare, diffondere, coinvolgere gli altri. più siamo e più è divertente. grazie anocora. a presto

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