Natale con i tuoi e….     17-12-2003  

Tra qualche ora un aereo rosso mi porterà a Roma.
Tornerò a scrivere dopo il 6 gennaio. A quelli che passano da queste parti: Buon Anno!

Categorie: Pare che sia andata

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Sceglie la 1 o la 2? Prendo la 3!     16-12-2003  

Roma, sabato a mezzanotte circa, in un locale nel quartiere Testaccio, qualche anno fa.

Siamo sedute su una panca una di fronte all’altra, Stella ed io. Lei aspetta il secondo figlio, ma un po’ per il vestito che indossa, un po’ perché c’è poca luce, non si nota.

I nostri sono al bancone a prendere da bere.

Si avvicinano due: appoggiano entrambi le mani sul tavolo e attaccano all’unisono con un:come va?
Bene, bene. Rispondiamo noi.

Qualcosa da bere?

No, grazie.

Possiamo sederci?

No.

Si siedono. Io e Stella ci guardiamo e cominciamo a ridere.

I posti sono occupati, - dico io.

Certo, dice quello abbronzato, - appena tornato dalla settimana bianca,- da noi. E scopre dei denti bianchi che luccicano sotto il faretto del soffitto.

Sul serio, -dice Stella- , ci sono i nostri mariti.

Ma loro non ci credono, colpa anche del fatto che ci siamo messe a ridere.

Non scherziamo: dovete andarvene, - dico io - e poi lei è incinta.

E io sono tua sorella, -dice quello abbronzato, che sembra il più determinato.

Una donna incinta non esce con un vestito così, - dice quello timido.

No?

No.

Continuano a chiacchierare, io e Stella non rispondiamo più e parliamo tra di noi. Arrivano i nostri, con i bicchieri. Buonaseraaaa, dicono entrambi, abbiamo visite?

5 secondi è il tempo che hanno impiegato i due per sparire, anzi quello abbronzato credo che non ne abbia utilizzati più di 3.

Eh sì che i nostri non sono tipi aggressivi e poi erano anche sorridenti, un po’ ironici magari.

Amsterdam, sempre sabato verso mezzanotte, in un pub vicino al Dam, recentemente.

Siamo sedute su degli sgabelli al bancone, Antonia ed io. Il locale scoppia, la musica è forte, le voci delle persone ancora di più. I nostri sono al piano di sopra a vedere delle foto che sono esposte.
Italiane? Chiedono due seduti ai nostri lati con 3- 4 bicchieri vuoti.

Sì.

Qualcosa da bere? Un attimo di indecisione, perché è da circa venti minuti che stiamo cercando di ordinare alla tipa che serve; comunque rispondiamo: no, grazie. Loro ordinano 6 birre: 2 per loro e una per noi, che arrivano in pochi istanti.

Città? Vacanza o lavoro? Chiedono i due.

Ma che è una chat? - dice Antonia.

Sì è una chat, dicono loro.

Capisco quello che voleva intendere Antonia, loro non possono invece.

Siamo con i nostri mariti, dico io.

Sì?

Sì.

I mariti italiani sono gelosi: tutti. Non lasciano le mogli sole.

I nostri non sono gelosi, cioè sono normali – dice Antonia.

Non credo, dice uno.

A cosa? Chiede Antonia.

Che siete in compagnia.

Altre domande, bicchieri che si svuotano ( i loro).

Ciaooo. Arrivano i nostri. I due non fuggono, ma chiedono: qualcosa da bere? I nostri accettano.

Io e Antonia passiamo il resto della serata a parlare tra noi, i nostri a bere birra con i due.

Fu a causa del tempo o del luogo? Meglio così o come era prima? Certe domande è meglio non farsele.

Categorie: Chiacchiere

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La volpe e l’uva     15-12-2003  

Insomma hai aperto un blog, eh?

Pare di sì.

Non ho capito ancora bene cosa sia un blog, però.

Uno spazio su cui puoi scrivere o pubblicare foto.

E tu scrivi?

Io sì. C’è chi scrive pezzi sul cinema, sulla musica, su fatti di cronaca, chi inventa storie oppure chi pubblica un diario.

E tu cosa scrivi?

Alterno: a volte scrivo mini racconti, altre quello che mi succede, magari esasperando qualcosa o smussando un fatto. Se non modificassi qualcosa, mi sarei annoiata già da un pezzo.

Mmm…Però non è vero che cambi, quel pomeriggio al mare lo hai descritto proprio come si è svolto. E poi io ero uno di quelli che giocava a bocce.

Ah si? Non ti ho visto.

Forse ho cominciato a giocare dopo che eravate andati via, comunque…

Senti: perché non scrivi che tutti noi che siamo qui, siamo contenti di non vivere più in un Paese governato da un demente? Che anzi ci vergogniamo?

Non hanno votato tutti il Berlusca, e alcuni ci hanno anche ripensato.

Sì, ma in un altro Paese gli avrebbero già tolto la carica, anzi non avrebbe neanche potuto candidarsi e poi non è solo questo…

Scrivi che quando la mattina ascolto la radio e sento di incidenti, file sul raccordo, batto la stecca. Lo sai cosa è la stecca?

Sì.

Scrivi che se mi serve un documento, lo posso avere in poco tempo, scrivi…

Non mi va di scrivere di queste cose.

No? Potresti mettere a confronto la politica italiana con quella olandese, per esempio. Sarebbe interessante.

Forse; ci sono persone che scrivono di politica, alcuni scrivono pezzi migliori di quelli che si leggono sui giornali. A me non va.

E magari un giorno riporti quello che ti ho detto, eh?

Non so, forse no, forse sì.

E’ terribile questa cosa. Uno ti parla e poi va a finire sulla rete.

Ti ripeto: di solito cambio qualcosa.

Bisogna stare attenti con te…

Ma dai…

Dialogo trascritto più o meno fedelmente.
Lo chiudo con una domanda (personale): perché quando c’è l’opportunità di un trasferimento in Italia, tutti fanno di tutto per tornare?

Categorie: Chiacchiere

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E’ da qualche giorno che penso ad un finale per un racconto. Ho in mente la scena, le espressioni dei visi, le frasi che si diranno; devo solo mettere insieme il tutto in modo che si spenga la tensione senza stupire troppo e che suggerisca la domanda: ma tra questi due chi è il più cretino? Mi ci vorrebbe un bel programma litigioso in tv, uno di quei programmi che ti fanno togliere l’audio per stare a guardare per un po’ l’espressioni finte e arrabbiate dei visi e invece mi vedrò il seguito de La meglio Gioventù e poi ci penserò alla noia e forse arriverà anche il finale.

Categorie: dello scrivere

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Una festa prima delle feste     11-12-2003  

Arrivo con un ritardo di quarantacinque miinuti. Di solito sono puntuale, ma ho calcolato che l’incontro durerà circa tre ore e in questo modo me ne risparmio una.

Sul tavolo: succo d’arancia, caffè, latte, dolci spagnoli, inglesi e russi. A me i dolci fanno schifo e ogni volta rifiutarli è faticoso. La gente non riesce a credere che possono disgustare. E insistono, insistono: questo è speciale, qui c’è poco zucchero.

Stanno aprendo i regali. Sospendono di scartare i pacchetti e vengono a salutarmi. Tre baci come si usa da queste parti, a turno vengono a parlarmi: il ghiaccio, torni a casa per natale, la salute. Si avvicina una che non conosco. Sono argentina, mi dice. Ti vedo spesso. Non ricordo di averla mai incontrata. Mi cita tempi e luoghi, continuo a non ricordare, ma alla fine dico: si, in effetti, non sei un viso nuovo.

Helen, la padrona di casa, mostra i vestiti che indosserà il 31: pantaloni neri, svasati e una camicia di velo trasparente. Si scrivono l’indirizzo del negozio dove li ha comprati. Parlano della festa di Capodanno, a parte qualche spagnola, nessuna torna a casa per le vacanze. Parlano di prezzi, della cena in piedi o al tavolo, di quello che mangeranno, del cantante che c’è o che non c’è.

Ricevo anche io un regalo. E’ un portacandele. Per la precisione una casetta di Hansel e Gretel. Quella era di cioccolata e di zucchero, questa è di porcellana.

Un oggetto così, non lo regalerei neanche a mia nonna se fosse ancora viva. Cioè le avrei regalato questo. Ringrazio, contemplo l’oggetto, Helen mi dà una candela e io l’accendo. Si riesce a fingere entusiasmo se usi una lingua che non è la tua.

C’è una sorpresa preparata da Helen: Un pacchetto avvolto in una carta dorata, a forma di lunga caramella. C’è una cordicella che spunta dai due lati. Bisogna tirarla: una tira da un’estremità e una dall’altra. C’è un piccolo scoppio. All’interno un biglietto con una frase d’amore, un pupazzetto e una coroncina di carta. Grida di stupore, risate, grande entusiasmo.

Paloma mi sussurra in spagnolo, dimenticando di parlare in inglese: io la coroncina in testa non me la metto! Foto con l’autoscatto, con le corone in testa, tranne io e Paloma. Brindisi con un vino californiano, poi via di corsa: le tre ore sono passate e il parcheggio sta per scadere.
Perché continuo a frequentarle? Perché mi piace sentire quando raccontano delle loro vite passate, perché mi stupisco di questo loro entusiasmo, perché non abbiamo assolutamente nulla in comune.

Categorie: Roba d'Olanda

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Correva. Sui roller. E…     08-12-2003  

Era domenica, erano da poco passate le 5 e la temperatura era scesa sotto lo zero.

Era una strada vicino al Dam ed era Amsterdam

Una strada a forma di imbuto: cominciava larga e si restringeva in un vicolo. Gente ferma con le biciclette occuppava il passaggio. Io ero nel vicolo, fuori dal negozio, fumavo e guardavo la strada.
L’ho visto arrivare veloce sui roller; quando era a pochi metri da me ha dovuto rallentare e l’ho potuto guardare bene in faccia: non più di 20 anni, occhi chiari, capelli biondi, lineamenti regolari. Anche lui mi ha guardato, non poteva farne a meno, mi ha guardato come si guarda qualcuno che non conosci, mi ha guardato come quando vai di fretta e nulla e nessuno puo’ distrarti o rallentare.

Avrei voluto trattenerlo per un braccio, solo un attimo, solo una parola. Ma chi lo sa se poi con quel freddo che stava aumentando, il pattinatore che aveva fretta non si sarebbe trasformato in una statua di ghiaccio. E così mi sono tenuta il mio perché, il mio why, il mio waarom, l’ho continuato a seguire quando è ripartito, dopo che aveva chiesto sorry, e hanno spostato le biciclette e io mi sono attaccata al muro. E’ sparito, velocissimo oltre le luci e il canale.

Perché? Perché? Mi sono continuata a chiedere quando tornavo a casa e più tardi guardando fuori dalla finestra quando non avevo sonno. Perché? Ci penso ancora.

Aveva uno sguardo limpido. Nessuna droga, nessuna canna, nemmeno una birra.
Perché una domenica pomeriggio un tizio di 20 anni decide di correre sui roller, praticamente nudo? Aveva addosso una canottiera, una specie di pezzo unico, che non gli copriva neanche il sedere.

E aveva quello sguardo concentrato di dover proseguire.

Ho pensato a due possibilità: a una scommessa e a una prova d’amore. E poi dopo averci riflettuto un po’ ho scelto la seconda.

Categorie: Con quella faccia un po così

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Medici e pazienti     05-12-2003  

Questa bambina quando sarà grande ruberà il cuore agli uomini che vorrà.

Da cosa lo capisce, dottore?

Dal suo sguardo.

Categorie: in un altro luogo

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Si dà un peso diverso ad una notizia letta su un giornale o ascoltata da chi l’ha vista con i propri occhi?

Per me ha un peso diverso: quella che mi raccontano (o che mi capita di osservare) mi entra nel cuore, quella che leggo/ascolto mi fa riflettere, mi dispiace per un po’, ma ma mi appare come qualcosa che si svolge in un altro mondo. Magari è accompagnata da immagini che ti scioccano; ma l’abuso di immagini di forte impatto emotivo conduce all’assuefazione. In alcuni momenti sei più fragile e allora rimani turbato, altre volte cambi canale e maledici l’invadenza della tv. Alla fine finisci con l’immedesimarti sempre meno, ti crei una corazza che ti rende comprensivo e disponibile ad un aiuto verbale, scritto, economico, ma odiosamente passivo.

Un’ amica che ha vissuto in Congo per tre anni, racconta ogni tanto qualche episodio di quello che ha visto quando si trovava lì: in ospedale arrivavano periodicamente casse piene di vaccini per la polio che rimanevano inutilizzati perché mancavano i frigoriferi per conservarli. Negli scaffali dei supermercati c’erano merci scadute o che scadevano da lì a qualche giorno. Insomma, gli africani li aiutiamo con i nostri scarti oppure in modo inadeguato. Poi ci sono le guerre, di cui si sa poco e l’Aids. Di 43 milioni di malati, 29 milioni sono africani. Si aggiungono epidemie varie, ma quelle si sa, ci sono sempre state. E poi guerre e malattie ci sono in tanti altri paesi del mondo. Sì ma questo è un continente non un Paese. Sono 800 milioni di persone. Qui si puo’ leggere il rapporto di Amnstey per il 2003.

Categorie: Pensierini

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Salsa e merende…     03-12-2003  

Salsa e merende
Sua figlia parla a voce troppo bassa. E sembra spaventata. Tutto bene in casa? Chiede la maestra a sua madre.
Cosa c’entra la mia casa? Ha risposto seccata sua madre, voltandosi a guardarla.
Julia è timida e la rispetta molto, sa? Forse è per via della soggezione che prova nei suoi confronti. Adesso sorride, ma non sembra contenta.
La maestra controlla il registro e dice: scrive dei bei temi, senza errori. Da quanto è che non vede il padre?
Da quattro anni.
Perché non la manda a Cuba quest’estate?
La madre fa un lungo sospiro. I soldi per il viaggio non li ho. E poi il padre non sarebbe in grado di mantenerla: riesce a sopravvivere a malapena.
Almeno la iscriva al corso di danza, le faccia fare una lezione di prova, dice la maestra sfogliando l’agenda. Ecco, - le porge un cartoncino: questo è l’indirizzo di una scuola che sta nel quartiere.
La madre lo prende , lo tiene tra l’indice e il pollice senza guardarlo, poi lo infila nella tasca del cappotto.
Mia figlia non sente il ritmo della musica. Continua a ripetere che vuole fare la ballerina perché è il lavoro del mio ex marito. Avessi i soldi per il viaggio, la spedirei subito all’Avana. Sono sicura che dopo qualche giorno, le passerebbe l’ infatuazione per la danza e smetterebbe di considerare suo padre un eroe. Sarebbe più riconoscente verso chi la mantiene e meno lamentosa.
Con suo marito va d’accordo? Chiede la maestra.
Julia vuole essere coraggiosa come lei quando sarà grande: fare domande senza aver paura delle risposte.
Sua madre diventa rossa.
Non le sembra di essere troppo invadente?
No, affatto. Risponde la maestra senza scomporsi. Sua figlia è triste. Vorrei cercare di capire cosa la turba. Alla mensa della scuola non mangia quasi nulla. E’ molto magra.
Ero così anche io alla sua età. E  l’appetito non le manca: rifiuta il cibo perché teme che se ingrassa non puo’ fare la ballerina. Voglio che guarisca da questa ossessione. Per questo non l’iscrivo al corso. E poi non potrei neanche accompagnarla: ho altri due figli piccoli, lo sa?
La maestra chiude il registro, stringe la mano di sua madre.
Al posto suo non le impedirei di ballare: è un modo per restare vicino a suo padre.
La madre fa sì con la testa, ringrazia.
Scendono le scale in silenzio: Julia davanti e sua madre dietro.
Il portone della scuola è accostato, non ci sono bidelle in giro. Julia prova ad aprirlo, puntando i piedi.
Aspetta, dice sua madre.
Poi le tira con forza la treccia. La bambina cade in ginocchio.
Ricordati di tenere la bocca chiusa quando sei a scuola.
Apre il portone senza sforzo.
Fuori è buio.

Julia si rialza e le corre dietro.

Categorie: Storie per la rete

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Ognuno con gli sfoghi suoi     02-12-2003  

Sono sempre lì tutti in fila senza spingere e senza passare avanti, rispettano le regole stradali con un rigore a cui non ti abitui mai. Insomma gli olandesi non sgarrano, raramente alzano la voce e lo sguardo per vedere una donna che passa. Ma uno sfogo ce l’avranno pure loro, accidenti!

Lo sfogo lo trovano nelle ore notturne quando vanno a riempire i secchi della spazzatura altrui.

Oppure arriva una mattina quando guardi un gigante che cammina con l’ascia sulla spalla  che comincia a frantumare le vetrine dei negozi di una via. Sembrava innocuo, tranquillo e invece in pochi minuti ha combinato un disastro.

Categorie: Roba d'Olanda

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