Ieri pomeriggio la cana Camilla è stata aggredita da una boxer che certe volte passa nel sentiero che taglia il parco. Tralascio i dettagli di questo fatto spiacevole in cui stavo per rimediarci un morso sul braccio.
Scrivo due cose, che mi hanno colpito o meglio ibernato.
La prima: sono rimasta senza parole. Inglesi ma pure italiane. Non mi succede mai quando mi trovo di fronte a una prevaricazione.
Se è accaduto ciò, credo che sia dovuto alla seconda cosa: l’espressione che aveva il padrone della boxer quando si è ripetuta l’aggressione. Gli occhi che erano impassibili, le labbra che accennavano a un sorriso. L’indifferenza e una certa dose di contentezza nello stesso istante. Una simultaneità che non avevo mai visto prima, per lo meno non così netta, a parte nei visi dei maniaci di certi film, ma nella realtà è tutta un’altra storia.
Sono andata via.
Alle mie spalle ho sentito la capa del gruppo dei cani che s’incontra quotidianamente al parco che reagiva al posto mio.
Categorie: Con quella faccia un po così
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In fondo siamo in molti, ma è come se fossimo una sola persona, e cioè io.
Allora stavo leggendo un libro di racconti, che mi piaceva prima abbastanza e poi sempre di più.
“Che strano”, pensavo. “I racconti che lessi di questo Celati venti anni fa mi avevano annoiato parecchio. Perché sono andata a comprarmi un’altra raccolta?” Aprivo una pagina a caso e provavo a leggere un paio di frasi, ma non mi parevano così folgoranti da avermi convinto ad acquistare questo libro. Guardavo la copertina, la foto dell’autore sul retro, rileggevo il titolo. “Forse avrò letto una recensione che mi ha spinto a comprarlo”, mi dicevo. Poi sono arrivata all’ultimo racconto, ho letto la frase dell’inizio del post. Mi sono detta che c’era qualcosa che non quadrava. Perché l’autore che ha scritto i Narratori delle pianure non me lo riuscivo proprio immaginare che potesse concepire una frase del genere. Così ho letto per davvero il suo nome e cognome. Ed è finalmente tornato tutto a posto: Vincenzo Cerami ha riacquistato una sola personalità, Gianni Celati la sua faccia, entrambi si sono spartiti le mille attività e sono tornati umani.
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Per la prima volta stamattina ho visto una macchinetta come quelle che girano a Roma, guidate da adolescenti con i soldi. A bordo di questa, però, non c’era un adolescente, ma un tipo che ci scoppiava dentro.
Stereo a volume altissimo. In effetti l’ho notata proprio per questo.
Nera.
Il lunotto posteriore era rotto ed era sostituito con un telo di plastica.
Stava in mezzo a due Suv grigi.
In effetti, quasi tutte le auto in fila erano Suv. Li hanno ricominciati a comprare, forse è un segnale che la crisi economica sta passando. Le sette case in vendita o in affitto di CameliaHof hanno ancora i loro cartelli piantati nei giardini però. Gli americani, che sono stati i primi a essere stati licenziati, alcuni in tronco, non sono ancora tornati.
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Quale strategia deve adottare un imprenditore che decide di produrre un bene o un servizio per cui la domanda da parte dei consumatori è già assorbita dagli altri operatori presenti sul mercato?
La differenziazione del bene o del servizio, per esempio. Così un pacco di biscotti al cioccolato viene messo in vendita con un adesivo di una torta da incollare su un quaderno di ricette. Oppure una casa editrice farà un libro composto da racconti scritti da autori mancini o che hanno più di settant’anni. Questi biscotti al cioccolato saranno preparati con gli stessi ingredienti di altri in vendita, ma l’adesivo attrarrà tutti quelli che hanno un quaderno di ricette e che ci tengono ad averlo speciale. Lo stesso ragionamento vale per la casa editrice: gli esordienti che scrivono con la sinistra o che hanno più di settanta anni compreranno quell’antologia. Qualcuno di queste due categorie che non scrive lo riceverà per Natale e la casa editrice guadagnerà un po’ di soldi. Il mondo è pieno di biscotti al cioccolato e di antologie, ma grazie a un’idea i due imprenditori trovano un posto.
Lo stesso vale per i servizi. Per esempio, ieri al tg2 hanno intervistato delle donne tassiste di Firenze che hanno costituito un’associazione. Le città sono piene di taxi ed ecco l’idea per entrare nel mercato e accaparrarsene una quota. In tempi di crisi bisogna farsi venire più idee è ovvio.
Però è stato tristissimo quello che ha detto a un certo punto una delle intervistate. Ha detto: ci sono delle donne (anziane? Spero di sì, alcune persone anziane hanno delle fissazioni) che si sentono più tranquille a prendere un taxi guidato da una donna piuttosto che da un uomo (per dire, pure le saudite che sono quelle meno libere al mondo hanno il permesso di prendere un taxi guidato un uomo).
E poi ha aggiunto: “ con alcune clienti diventiamo amiche.” Amiche? E perché?
Insomma, ‘ste tassiste un po’ mi hanno fatto tristezza, un po’ mi hanno irritato quando hanno dichiarato che praticavano le stesse tariffe dei colleghi, che i loro taxi sono dello stesso colore degli altri (be’, questo non l’hanno detto, però hanno inquadrato una macchina ed era bianca) ma che grazie alla solidarietà e alla complicità femminile gli affari andavano bene.
Poi mi sono messa a pensare ai concorsi per solo donne. E alle cretine che vi partecipano. A quelle che quando parlano dicono ancora:“perché noi donne, perché voi uomini”.
Allora mi sono andata a rileggere una cosa scritta l’otto marzo del 2004 da una persona che è stata assassinata nel 2006. Questa persona è Anna Politkovskaja e nel suo diario russo ha scritto: “Festa della donna. Come vuole la tradizione, Putin ha invitato al Cremlino le donne che lavorano. Una trattorista, una scienziata, un’attrice e un’insegnante. Discorsi ispirati, una coppa di champagne, le telecamere.”
Certe donne la pensano come Putin purtroppo.
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…
“C’è sicuramente un aspetto interessante”, dissi quando la discussione cominciò ad animarsi.
(Si stava parlando del progresso, di quale fosse la sua direzione, se si trattasse semplicemente di un gioco di tempi che tornano indietro, di ripetizioni di ciò che è già accaduto).
Non so spiegarmi meglio: non amo ripetermi. Forse posso provare così: la terra non è mai stata tanto piccola come adesso. Ovviamente, la mia affermazione è relativa. La rapidità con cui si diffondono le notizie e l’utilizzo di mezzi di trasporto sempre più veloci ha reso il mondo più piccolo rispetto al passato.
“E’ successo questo, quello, tutto, ma non era ancora successo mai che ciò che penso, faccio, voglio o desidero, che mi piaccia o no, possa venirlo a sapere, in pochi secondi, chiunque.E se voglio verificare qualcosa che è accaduto a mille chilometri da me, in pochi giorni posso trovarmi lì, di persona o con la mia parola, ed effettuare la mia verifica.
Il fatto che oggi si possa percorrere la Terra con gli stivali delle sette leghe, ha deluso qualcuno perché ciò che si pensava fosse il Paese delle Meraviglie è diventato un luogo incredibilmente piccolo rispetto a quanto si era creduto fino a quel momento.
Da qualche parte Chesterton scrive che non capisce perchè i metafisici vogliano a ogni costo rappresentare l’Universo come un qualcosa d’immenso, a lui piace di più l’idea di un’intimità, dell’infinitamente piccolo.
Trovo molto rappresentativa questa idea nel secolo dei mezzi di comunicazione e dei trasporti, al di là di quanto sia vera, proprio perche’ Chesterton, anti evoluzionista e reazionario negazionista della scienza e della tecnica, doveva necessariamente ammettere che il Paese delle meraviglie, che cita spesso nei suoi scritti, era venuto fuori, come per magia, grazie all’evoluzione della scienza.
Certo, tutto torna e si rinnova, ma non vi accorgete che la velocita’ di questa ripetizione e di questo rinnovamento tende ad accelerare in misura mai vista nello spazio e nel tempo? In pochi attimi il mio pensiero fa il giro del globo, in pochi anni bruciamo le tappe della storia come una lezione ascoltata mille volte.
Da ciò si dovrebbe dedurre qualcosa. Se riuscissi a capire quale!
In realtà ero quasi arrivato a una conclusione, ma poi me la sono dimenticata.
Sono assalito dai dubbi, forse proprio perchè ho sfiorato la verità.
Quando si è nei pressi del Polo l’ago magnetico oscilla e pare che la fede abbia lo stesso comportamento quando si trova nelle vicinanze di Dio.
Comunque, dalla discussione venne fuori un’idea interessante.
Uno di quelli che vi partecipava propose un gioco per dimostrare che gli abitanti del globo terrestre sono molto piu’ vicini l’uno all’altro, sotto molti punti di vista, di quanto lo siano stati nel passato.
Dato un individuo qualunque tra il miliardo e mezzo di abitanti della terra, che vive in un posto qualsiasi, lui sosteneva di riuscire a mettersi in contatto con quell’ individuo al massimo attraverso cinque altri individui che si conoscessero tra loro personalmente.
Faccio un esempio: tu conosci XY e gli dici di riferire a ZV, suo conoscente, che deve dare un messaggio a…ecc.ecc.
“Be’, sono curioso” replicò qualcuno. “ecco, diciamo… diciamo Lagerlöf Zelma.”
“Lagerlöf Zelma.” ripetè il nostro amico. “niente di piu’ facile.”
Gli ci vollero solo due secondi per rispondere.“Dunque, Lagerlöf Zelma, come vincitrice di premio Nobel, conoscerà sicuramente re Gustavo di Svezia, infatti fu proprio lui a consegnargli il premio, come da consuetudine. . A sua volta, re Gustavo di Svezia è un appassionato giocatore di tennis, partecipa a gare internazionali e nel passato ha giocato con Kehrling, che mi conosce molto bene.”
(Io stesso conosco Kehrling).
“Ecco la catena, abbiamo avuto bisogno solo di due anelli rispetto al massimo dei cinque stabiliti dalla mia teoria.
E’ normale che siano stati così pochi perché è più facile tracciare dei legami con gli uomini famosi rispetto a quelli che non lo sono. Infatti i primi conoscono più persone. Per favore, stavolta trovatemi qualcosa più difficile di questa!”
Ed ecco una prova più complicata: entrare in contatto con un metalmeccanico della Ford.
Fui io a prendermi l’incarico e riuscii a dimostrare di essere separato dall’operaio in questione soltanto da quattro anelli. L’operaio conosce il direttore della fabbrica, il direttore conosce Ford stesso, Ford e’ in buoni rapporti con il direttore generale Hearst, l’anno scorso il direttore generale Hearst ha avuto modo di conoscere approfonditamente il signor Pasztor Arpad, che non solo e’ un mio conoscente, ma, per quanto ne so, un mio grande amico. Perciò basterebbe che gli dicessi di telegrafare al direttore generale Hearst, che dicesse a Ford di dire al direttore della fabbrica che quel certo operaio metalmeccanico mi deve montare urgentemente una macchina.
Il gioco proseguì e il nostro amico aveva ragione: non ci fu mai bisogno più di cinque anelli di catena per fare in modo che un qualsiasi individuo del gruppo potesse essere messo in contatto, esclusivamente attraverso conoscenze personali, con un uomo qualunque della Terra.
E ora vi pongo una domanda: c’è mai stato un periodo storico precedente al nostro in cui questa teoria sarebbe stata possibile? Giulio Cesare fu un uomo potente, ma se, per esempio, gli fosse venuto in mente di contattare, entro poche ore o pochi giorni, uno sciamano azteco o maya dell’America di allora, non sarebbe stato in grado di realizzare ciò nè attraverso cinque, nè attraverso trecento anelli di catena perché a quei tempi si sapeva dell’America e dei suoi possibili o non possibili abitanti assai meno di quanto oggi sappiamo noi di Marte e della sua popolazione.
Qualcosa c’è, qualcosa continua, al di là dei cambiamenti Qualcosa si restringe e diventa più piccola, qualcosa si gonfia e diventa sempre più grande.
E’ possibile che questo restringimento e rimpicciolimento e questo Gonfiamento e Ingrandimento cominciassero proprio da quella piccola scintilla che milioni di anni fa comparve nella fredda gelatina uomo-animale e che gonfiandosi e ingrandendosi e infiammando tutto quello che incontrava, causasse un’implosione, riducesse in cenere l’intero mondo fisico? E’ possibile che la forza vinca la materia, che l’anima sia più forte e reale del corpo, che la vita abbia un senso e che sopravviva alla vita stessa, che il bene prevalga sul male, che Dio sia più potente del diavolo?
Perchè, ecco, mi vergogno, ma voglio confessarvi una cosa che faccio e che invece non dovrei fare perché la gente mi considera un pazzo per questo. Spesso mi cimento in questa teoria degli anelli non solo collegando tra loro le persone, ma pure le cose. Purtroppo, è diventata un’attività che non è più sotto il mio controllo, come la tosse. E’ un esercizio inutile, che non mi porta da nessuna parte. Sono diventato come il giocatore d’azzardo che ha perso tutti i suoi averi nelle bische clandestine e continua a giocare scommettendo poco, o nulla, senza più nessuna speranza di vincere.
Lo strano gioco del Pensiero procede sbuffando inesorabilmente dentro di me. Due anelli di catena, tre anelli di catena, al massimo cinque anelli di catena. Come posso mettere in contatto, in relazione le piccole cose della vita che mi si parano davanti, come posso incastrare un fenomeno all’altro, come posso unire il relativo e transiente con il non relativo e permanente – come posso collegare la singola parte al tutto? Sarebbe bello vivere, divertirsi, essere felici, prendere gli avvenimenti per quello che sono, che portino gioia o procurino dolore, e invece mi è impossibile! Mi eccita il gioco di trovare qualcos’altro in quegli occhi che mi sorridono o in quel pugno che mi minaccia. Mi lascia piuttosto indifferente il fatto che io debba avvicinarmi a quegli occhi o difendermi da quell pugno. Qualcuno mi ama, qualcuno si arrabbia con me e io mi chiedo: perchè mi ama, perchè è arrabbiato con me? Due non vanno d’accordo e io devo comprenderli entrambi. Ma come? Vendono uva sulla strada, mio figlio piange nell’altra stanza. La moglie di un nostro conoscente lo tradisce, nell’incontro di Dempsey 150 uomini gridavano. Il nuovo libro di Romain Rolland non lo voleva nessuno, il mio amico X ha cambiato la sua opinione su Y. Giro, giro, girotondo. Come si puo’ trovare una linea che unisca tutti gli elementi, gli avvenimenti, le azioni in questa confusione? E ciò, inoltre, deve essere fatto in un modo veloce e diretto, non con trenta volumi di filosofia! E soprattutto con consequenzialità, in modo che la catena che inizia da quel determinato oggetto riconduca a quello nel suo ultimo anello, ossia porti all’origine di tutte le cose.
Come se… Come se questo signore… questo signore, che è venuto al mio tavolo… mentre scrivo questo, è venuto e mi ha disturbato con una domanda insignificante e mi ha fatto scappar via quello che stavo per dire. Perchè è venuto a disturbarmi? Primo anello: non considera importante il mio scribacchiare Perchè? Secondo anello: di solito il mondo non tiene troppo in considerazione la scrittura, come invece accadeva un quarto di secolo fa. La causa del mutamento del mondo che ha influenzato la mia psiche, dal momento che ha partorito questa teoria. Non posso sperare di raggiungere le grandi menti del secolo passato, coloro che hanno osservato con metodo l’universo. Terzo anello: per questo domina sull’Europa l’isteria della Paura e dell’Oppressione, l’Ordine e’ stato distrutto. Quarto anello! Venga quindi il nuovo ordine, venga il nuovo redentore del mondo, si manifesti di nuovo il Dio del mondo nel rovo che brucia, sia pace, sia guerra, sia rivoluzione, “oh, quinto anello”, che non succeda piu’ che qualcuno provi a disturbarmi quando gioco, quando fantastico, quando penso!
…
Il testo in originale si trova qui, la traduzione dall’ungherese è di Makdaralo e si può leggere qui, io l’ho solo aggiustata un po’.
(Non so se in due abbiamo fatto una traduttrice, però ci siamo divertite).
Qui la teoria dei sei gradi di separazione.
Suggerimenti per migliorare il testo sono i benvenuti.
Categorie: Libri
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La mia casa, l’ufficio postale di CameliaHof
Che una delle case di fronte alla mia è stata affittata l’avevo intuito perché da quando sono tornata da Roma, c’è una bicicletta parcheggiata davanti alla porta, ma ne ho avuto la certezza quando ieri sera è venuta a suonare al campanello una donna che non avevo mai visto prima.
Era una donna di bassa statura, con dei capelli biondi da tintura che si capisce subito che non sono suoi originali, di taglio antico, due occhi da gatto, una faccia e un corpo rotondi, ma non enormi, erano rotondi in miniatura.
Mi ha indicato il pacco che c’era sul tavolino, dicendo qualcosa in una lingua di un paese dell’est.
“E’ tuo?” Ho domandato.
“Yes, yes.” Ha risposto e mi ha mostrato l’avviso che le aveva lasciato il postino.
Le ho consegnato il pacco.
Si è fatta una risatina un po’ imbarazzata, con la mano che copriva la bocca e se ne andata.
Mi ricordava qualcuno, poi, prima di addormentarmi, guardando i rami dell’ippocastano su cui sono comparse le gemme, ho avuto l’illuminazione: è lo Stregatto di Alice! Magari quando tra un po’ spunteranno le foglie, me la ritrovo tra i rami a impicciarsi della mia stanza.
Categorie: Vicini
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Ieri al vivaio ho comprato primule, ciclamini, begonie, due piccole orchidee e un ulivo alto poco meno di un metro. Se continuo a vivere qui, le piante finiranno per superare numericamente i libri.
In effetti manca ancora un po’ al sorpasso e il loro aumento è rallentato dal fatto che sono meno poliedriche dei libri: per dire gli Einaudi a copertina rigida hanno per anni svolto la funzione di sostegno del letto. Un mese fa è stato rimontato il piolo e sono tornata a dormire parallela al pavimento e all’inizio mi mancava qualcosa e mi giravo e rigiravo senza riuscire a prendere sonno, poi mi sono abituata.
Comunque tornando alle piante e a i libri, credo che quando le prime prevarranno sui secondi sarà una buona cosa. Per dire, quando qualcuno mi chiede guardando i libri: “ma li hai letti tutti?” Mi sento un po’ a disagio ed esito nella risposta. Vorrei dare quella giusta. Invece, ogni volta, mi pare di cogliere una delusione nel viso del mio ospite sia che risponda sì, no, la maggior parte. Con le piante invece mi chiederanno: “le innaffi tutte?” Oppure: “le innaffi tutti i giorni?” Insomma mi pare una domanda più semplice a cui rispondere.
Categorie: Pensierini
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Il 20 febbraio, mentre l’intero paese di W. caricava sci e scarponi (e non lasciava a casa la nonna perché l’expat non ha una nonna da lasciare a casa) e iniziava la discesa verso l’Austria, la Francia e la Svizzera, io partivo per Roma. Che io fossi a Roma se ne sono accorti in pochi: quelli che mi hanno visto, credo, e un po’ io, ma ora che ci penso nemmeno tanto perché ho fatto più o meno quello che faccio durante l’estate o a Natale e allo scadere del settimo giorno ero abbastanza confusa.
Non ho scritto nulla della mia partenza perché sempre più spesso immagino di sentire la domanda: “ma a noi che ce ne frega?”, e quindi preferisco occuparmi d’altro e del resto, come diceva lui, in fondo, tutto è autobiografia.
Sabato tornavo e mancavo alla manifestazione ad Amsterdam (dove a giudicare dal video stavolta c’era quattro gatti perché erano quasi tutti a sciare) e a quella di Roma dove invece quattro gatti non erano.
E mi è sembrato un po’ simbolico ‘sto fatto di non essere né lì né qui.
Categorie: in un altro luogo
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La tipa che sta in fila dietro di me al Super ha i capelli corti e biondi, è snella, ma non alta e porta un cappotto di una misura più grande della sua taglia. Ha una sciarpa verde, girata parecchie volte intorno al collo. E’ del Colorado.
Lo so che è di questo Stato qui e non del Texas, del Wisconsin o di quello di New York perché a un certo punto dice una frase: “che stupida, ho dimenticato le patatine.” E io non posso non riconoscere la sua provenienza dopo anni di imitazioni del figlio maggiore di un abitante del Colorado.
Non so l’olandese, però sono in grado di distinguere gli accenti di parecchi Stati americani. Penso questo al Super mentre sto pagando, quando la commessa mi domanda: “Vuoi le figurine dei calciatori?”
“No grazie” rispondo.
Allora la tipa del Colorado dice: “posso averle io?”
“Sì, certo”.
E la commessa: “non si potrebbe, è illegale.”
Illegale?
Vabbè, poi la tipa del Colorado le ha avute, le sue figurine, e la legge non è stata rispettata, stamattina, nel paese di W., dove forse sta arrivando primavera.
Categorie: Roba d'Olanda
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